ruotafissa

ripostiglio per oscuri passeggeri

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Tanto calma è la pioggia che si scioglie nell’aria

(non pare neppure di nuvole) che sembra non sia pioggia, ma un sussurrare che di se stesso, sussurrando, s’oblia. Piove. Non viene voglia di nulla…

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Ciò che noi vediamo delle cose sono le cose.
Perché mai dovremmo vedere una cosa se ce ne fosse un’altra?
Perché mai vedere e sentire dovrebbe essere un’illusione
se vedere e sentire sono vedere e sentire?

L’essenziale è saper vedere,
saper vedere senza stare a pensare,
saper vedere quando si vede,
e non pensare quando si vede,
né vedere quando si pensa.

Ma questo (poveri noi che abbiamo l’anima vestita!),
questo esige uno studio profondo,
un imparare a disimparare
e una reclusione nella libertà di quel convento
del quale dicono i poeti che le stelle sono le eterne suore
e i fiori i penitenti convinti di un solo giorno,
ma dove in realtà le stelle non sono altro che stelle,
i fiori non sono altro che fiori,
ed è per questo che li chiamiamo stelle e fiori.

Archiviato in Fernando Pessoa Alberto Caeiro Eteronimia

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Se potessi addentare la terra intera
e scoprirle un sapore,
sarei più felice un momento…
Ma io non sempre voglio essere felice.
Ogni tanto bisogna essere infelici
per poter essere naturali…

Non tutto è giorni di sole,
e la pioggia, quando manca da molto, la si invoca.
Per questo prendo la felicità e l’infelicità
naturalmente, come chi non trova strano
che esistano montagne e pianure,
che esistano rocce ed erba…

Quello che conta è essere naturale e calmo
nella felicità e nell’infelicità,
sentire come chi guarda,
pensare come chi cammina,
e quando si sta per morire ricordarsi che il giorno muore,
e che il tramonto è bello e bella è la notte che resta…
Così è così sia…

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Poi fuggì verso il sole
e scese con il primo raggio che gli capitò.
Oggi vive con me nel mio villaggio-
E’ un bambino bello di riso e naturale.
Si pulisce il naso al braccio destro,
sguazza nelle pozzanghere,
coglie i fiori e li ama e li dimentica.
Tira sassi agli asini,
ruba la frutta negli orti
e fugge piangendo e gridando dai cani.
E poiché sa che la gente si diverte
e le ragazze si arrabbiano,
corre loro dietro
quando vanno a gruppi per la strada
con le anfore sulla testa
e solleva loro le gonne.

A me ha insegnato tutto.
Mi ha insegnato a guardare le cose.
Mi addita tutte le cose che ci sono nei fiori.
Mi mostra come sono belli i sassi
quando li teniamo in mano
e li guardiamo lentamente.

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C’è abbastanza metafisica nel non pensare a niente.

Che cosa penso io del mondo?
Che ne so cosa penso del mondo!
Se mi ammalassi ci penserei.

Che idea ho delle cose?
Che opinione ho sulle cause e gli effetti?
cosa ho meditato su Dio e l’anima
e sulla creazione del Mondo?

Non lo so. Per me pensare a questo è chiudere gli occhi
e non pensare. E’ fare scorrere le tende
della mia finestra (ma essa non ha le tende).

Archiviato in Fernando Pessoa Alberto Caeiro Eteronimia

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Il mio sguardo è nitido come un girasole.
Ho l’abitudine di camminare per le strade
guardando a destra e a sinistra,
e talvolta guardando dietro di me…
E ciò che vedo a ogni momento
è ciò che non avevo mai visto prima,
e so accorgermene molto bene.
So avere lo stupore essenziale
che avrebbe un bambino se, nel nascere,
si accorgesse che è nato davvero…
Mi sento nascere a ogni momento
per l’eterna novità del Mondo…

Credo nel mondo come a una margherita,
perché lo vedo. Ma non penso a esso
perché pensare è non capire…
Il Mondo non è stato fatto perché lo si pensi
(pensare è un’infermità degli occhi)
ma perché lo si guardi e si sia d’accordo con esso…

Io non ho filosofie: ho sensi…
Se parlo della Natura non è perché sappia cosa essa è,
ma perché la amo, e la amo per questo,
perché chi ama non sa mai quello che ama,
né sa perché ama, né cosa sia amare…

Amare è l’eterna innocenza,
e l’unica innocenza, non pensare…

Archiviato in Fernando Pessoa Alberto Caeiro Eteronimia

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Non so se è amor che hai, o amor che fingi,
quello che mi dai. Dammelo. Così mi basta.
Giacché per tempo giovane non sono,
che lo sia almeno per errore.
Poco gli dèi ci danno, e il poco è falso.
Però, se ce lo danno, sebbene falso, l’offerta
è vera. Accetto.
Chiudo gli occhi: è sufficiente.
Cosa voglia di più?

Archiviato in Fernando Pessoa (12.11.1930)

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Negli alti rami di alberi frondosi
il vento fa un rumore freddo e alto.
In questa selva e in questo suon mi perdo,
e solitario medito.
Così nel mondo, sopra a ciò che sento,
un vento fa la vita, la lascia, e se la prende,
e niente un senso ha -neppure l’anima
con cui da solo penso.

Archiviato in Fernando Pessoa (26.4.1928)